Spettacolo in Aula. Così Murdoch prova a difendersi
Rebekah Brooks, ex Ceo di News International ed ex direttore del News of the World., è stata l'ultima a essere ascoltata dalla commissione cultura della Camera dei Comuni che indaga sullo scandalo delle intercettazioni illegali nel gruppo editoriale News Corp. Prima era stato il momento dei monosillabi pronunciati da Rupert Murdoch e dell'aggressione (cercavamo il colpo di scena, e c'è stato): intorno alle 17,00, un attivista anarchico, identificato sul web come Jonnie Marbles, ha tentuato di colpire Murdoch con un piatto pieno di schiuma da barba.
15 AGO 20

http://www.ilfoglio.it/soloqui/9727Rebekah Brooks, ex Ceo di News International ed ex direttore del News of the World., è stata l'ultima a essere ascoltata dalla commissionehttp://www.ilfoglio.it/soloqui/9727 cultura della Camera dei Comuni che indaga sullo scandalo delle intercettazioni illegali nel gruppo editoriale News Corp.
Prima era stato il momento dei monosillabi pronunciati da Rupert Murdoch e dell'aggressione (cercavamo il colpo di scena, e c'è stato): intorno alle 17,00, un attivista anarchico, identificato sul web come Jonnie Marbles, ha tentuato di colpire Murdoch con un piatto pieno di schiuma da barba durante la seduta della commissione parlamentare. Poi, prima di essere arrestato, ha twittato la sua prodezza.
Tra le risposte veloci e nervose ci sono stati momenti di sfogo spassionato, durante i quale Murdoch ha dichiarato di trovarsi nel momento più umiliante della sua vita. Il tycoon australiano, incalzato dalle domande del parlamentare laburista Tom Watson ha negato qualsiasi responsabilità nello scandalo che ha scosso la Gran Bretagna e lo stesso premier David Cameron. La colpa sarebbe della “gente alle mie dipendenze o forse la gente alle loro dipendenze”. Le domande cominciano dai fatti del 2006 quando un poliziotto fu accusato di aver ricevuto mazzette da un giornalista del gruppo Murdoch in cambio di informazioni. Ma l’attacco dello squalo si ripete: “Al tempo non ne sapevamo nulla”. Idem per quanto riguarda rebekah Brooks: “Non ho prove che la Brooks e gli altri fossero a conoscenza delle intercettazioni”. “News of the World rappresenta solo l’1 per cento delle attività del mio gruppo che ha 53 mila dipendenti nel mondo. Per guidare queste attività devo affidarmi a dirigenti, non posso seguire tutto personalmente”.
I passaggi più toccanti sono stati quelli riguardanti l’intromissione nel cellulare di Milly Dowler, la ragazzina uccisa da un maniaco nel 2002. "Ho saputo solo otto giorni fa e ne sono rimasto sconvolto, scioccato e mortificato", ha aggiunto. Sulle intercettazioni ai familiari delle vittime dell’11 settembre Murdoch ha però rilanciato: “Non esiste alcuna prova che siano state spiate da giornalisti di News Corp se dovesso saltare fuori le tratteremmo nello stesso modo con cui trattiamo qui lo scandalo delle intercettazioni”. Ciò che preme più a Murdoch è la riconquista della fiducia dei lettori: “Li abbiamo delusi”. Il figlio James, primo a parlare davanti alla commissione, ha rinnovato le scuse alle vittime delle intercettazioni e promesso l’avvio di alcuni risarcimenti, poi si è incamminato sulla linea difensiva collaudata dal gruppo: “Non c'è nessuna prova che Rebekah Brooks, Les Hinton o altri dirigenti di News International fossero al corrente delle intercettazioni”.
Intanto il premier David Cameron ha fatto sapere dal Sudafrica che andrà a fondo dello scandalo intercettazioni, per non lasciare che la vicenda distragga il governo dalle sue priorità, come economia, immigrazione e posti di lavoro, ha detto oggi. "Parte dei media ha commesso terribili atti illegali, la polizia deve rispondere a domande serie su forme di potenziale corruzione e sul perché non sia riuscita a indagare sullo scandalo. E i politici sono stati troppo vicini agli editori di giornali", ha aggiunto, parlando da Lagos, in Nigeria.
Tesi che chiude il triangolo polica-media-polizia su cui si sono concentrate le dichiarazioni fatte in apertura dell’audizione all'ex capo di Scotland Yard, sir Paul Stephenson, secondo cui “la polizia deve cambiare il modo in cui si rapporta con i media”. Poi ha ha ricordato il ruolo dominante sul mercato del gruppo editoriale di Rupert Murdoch, News International, giustificando così il numero dei suoi incontri.
I passaggi più toccanti sono stati quelli riguardanti l’intromissione nel cellulare di Milly Dowler, la ragazzina uccisa da un maniaco nel 2002. "Ho saputo solo otto giorni fa e ne sono rimasto sconvolto, scioccato e mortificato", ha aggiunto. Sulle intercettazioni ai familiari delle vittime dell’11 settembre Murdoch ha però rilanciato: “Non esiste alcuna prova che siano state spiate da giornalisti di News Corp se dovesso saltare fuori le tratteremmo nello stesso modo con cui trattiamo qui lo scandalo delle intercettazioni”. Ciò che preme più a Murdoch è la riconquista della fiducia dei lettori: “Li abbiamo delusi”. Il figlio James, primo a parlare davanti alla commissione, ha rinnovato le scuse alle vittime delle intercettazioni e promesso l’avvio di alcuni risarcimenti, poi si è incamminato sulla linea difensiva collaudata dal gruppo: “Non c'è nessuna prova che Rebekah Brooks, Les Hinton o altri dirigenti di News International fossero al corrente delle intercettazioni”.
Intanto il premier David Cameron ha fatto sapere dal Sudafrica che andrà a fondo dello scandalo intercettazioni, per non lasciare che la vicenda distragga il governo dalle sue priorità, come economia, immigrazione e posti di lavoro, ha detto oggi. "Parte dei media ha commesso terribili atti illegali, la polizia deve rispondere a domande serie su forme di potenziale corruzione e sul perché non sia riuscita a indagare sullo scandalo. E i politici sono stati troppo vicini agli editori di giornali", ha aggiunto, parlando da Lagos, in Nigeria.
Tesi che chiude il triangolo polica-media-polizia su cui si sono concentrate le dichiarazioni fatte in apertura dell’audizione all'ex capo di Scotland Yard, sir Paul Stephenson, secondo cui “la polizia deve cambiare il modo in cui si rapporta con i media”. Poi ha ha ricordato il ruolo dominante sul mercato del gruppo editoriale di Rupert Murdoch, News International, giustificando così il numero dei suoi incontri.
Ecco il video dell'aggressione a Murdoch